
Ho ascoltato tutto l'album ieri sera. Slash, paradossalmente completa quello che manca, attualmente, nei nuovi Guns 'n'Roses (in sostanza, il Rock'n'Roll).
Il disco solista di Slash è a tutti gli effetti un debutto, inevitabile giunge il paragone con l'ultimo album dell'acerrimo rivale, Axl Rose e i suoi ampiamente rimaneggiati Guns N' Roses.
Uscito nel 2009, forse anche a causa degli ‘insopportabili' 15 anni di attesa, Chinese Democracy è sì un lavoro particolare ed eclettico, che esplora a tratti tortuose vie di sentieri elettronici hi-tech (quantomeno nel mixaggio, infinitamente editato come l'album del nostro amico Bernardo Angelini), quel classico amore-odio che ripaga sempre e solo in parte le aspettative.
Poco appare del sound di quella leggendaria rock band, che rimodernizzò nei tardi ‘80s il concetto di Hard-Rock. Fasti irripercorribili, alla fine si sa, gli anni passano per tutti, e ognuno sceglie le proprie strade, cercando di mantenere, in qualche modo, una stabile produzione discografica (dai lavori solisti della 'spalla' Izzy Stradlin al bassista Duff McKagan, altro inossidabile ora in forza ai Jane's Addiction). Dopotutto lo stesso capellone cilindrato non è stato da meno, rispolverando negli ultimi anni il suo vecchio crunch con due discreti dischi targati Velvet Revolver.
Con questi ultimi in standby, il guitar-hero annuncia ora l'atteso debutto solista (e a 45 anni, verrebbe da dire, era anche ora) con una carrellata di ‘guest' di tutto rispetto: da Ozzy Osbourne a Lemmy dei Motorhead, passando per l'iguana Iggy Pop, il guitar-hero opta per mantenersi fedele alle proprie radici, scegliendo, all'occorrenza, di modernizzare il proprio ‘fulcro creativo' con un solido e fresco apporto del panorama ‘pop-rock'. Sì, avete capito bene, molti storceranno il naso solo a leggerne i nomi: da Fergie, vocalist femminile dei Black Eyed Peas, a Kid Rock e Adam Levine dei Maroon 5.
Saul Hudson, in arte Slash, dal canto suo è inarrestabile: i soli del capellone, onnipresenti in tutto l'album, sono confezionati sapientemente sotto una regia quasi perfetta. Dice di aver lavorato solo pochi mesi all'album, ma nonostante faccia il modesto Slashy è ampiamente in prima linea su tutti i fronti: il suo suono marshall ruggente, ripieno di allucinogeni crybaby, spara autentiche revolverate, una dietro l'altra, in un'aurea di grazia e uno stato di ispirazione unica.

E dal sottosuolo arriva quasi in sordina la strumentale Watch This, probabilmente uno dei pezzi migliori non solo dell'album ma di tutti i lavori pseudo-solisti (e non) di Slash: con Dave Grohl al timone il nostro amico letteralmente si trasforma e fa il diavolo a quattro. Dal cilindro magico esce fuori la perfezione, tra istinti psichedelici alla Kyuss, soli indiavolati che echeggiano l'Hendrix più malato, e riff 'metallici' incastrati a ruota, facendo risonare il nome di Hudson nell'olimpo dei grandi guru, da Page a Blackmore, a Young.
1 commento:
Complimenti per la recensione, appena finisco di comprarlo lo ascolto e poi ti dico cosa ne penso.
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